nuvolerapide


nuove illusioni
poesia e prosa per parlare della vita...senza riferimenti alla politica (beh, forse qualche accenno...)

senza regole
i colori che uso quando scrivo non hanno alcun significato; sono solo lo schizzo di una mente lucida ma piena di paranoie, di un cuore grande che sa amare e di uno spirito libero che vuole volare lontano, verso l'ignoto...


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gennaio 2003


gente tranquilla
sono entrate *loading* persone


martedì, gennaio 11, 2005
 

Mi sono trasferito:

Please, visit "appunti di viaggio".

Grazie.

esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 09:41 | commenti (2)


martedì, ottobre 12, 2004
 
Sospeso nel vuoto a tempo indeterminato...
esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 15:52 | commenti (1)


mercoledì, aprile 21, 2004
 
Ti voglio bene.
esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 19:04 | commenti (2)


sabato, marzo 27, 2004
 
Belleza (y necesidad).
Eres rosa negra
con porro blanco
en la boca.
Eres sol naranja
que asombra,
noche
de luz amarilla.
Besame una vez
- para olvidar.
Vuelve a besarme
- para no recordar.
<<Calido escalofrío,
bañame
con el sonido
de tu voz.>>















esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 17:22 | commenti (1)
 
Complicità.
Giochi di sguardi
tra di noi,
il mondo balla
tutt'intorno.
Una musica ritmata,
dolce e calda
in sottofondo.
Una musica
che ora non sento più,
una musica
che tu mi hai rubato.
Piazza di Spagna
come sfondo,
il tramonto
che fa da cornice.
Manca solo
un bacio,
un soffice bacio
che mi svegli
dal mio sogno
sul divano.
[dedicated to "green eyes"]






















esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 17:12 | commenti (4)


mercoledì, marzo 24, 2004
 
Sexo.
Sguardo inequivocabile
di occhi neri e vivi:
palpabile attrazione
nel suo candido sorriso.
Altalena di effusioni
e baci maturi e succulenti:
collo, labbra, lingua;
e poi ombelico e seno.
Profumo caldo ed eccitante
di pelle nuda e cruda:
due languidi corpi fusi
in un abbraccio eterno.
[.......the day after.......]













esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 17:38 | commenti (3)


lunedì, marzo 15, 2004
 
11 M.
Qui in Spagna l'altro giorno è successo un macello.
Dietro a questo ennesimo massacro si profila l'ombra di Al-Qaeda. Ancora una volta, il lucente e patinato Occidente si confronta col suo Alter Ego oscuro e tetro.
Pittori della morte disegnano macabri scenari, mentre l'eterna danza delle alleanze prosegue come in un quadro di Matisse.
Perchè una volta per tutte non decidiamo chi è il nemico [i terroristi, non gli arabi] e lo affrontiamo compatti, senza dover per forza stare con o contro gli Stati Uniti? Perchè non è possibile unire le forze e lottare insieme per un mondo migliore? Perchè?
Domande infantili, risposte ovvie:
a)non esistono guerre giuste;
b)le guerre possono essere giustificate, ma solo se le decisioni sono prese da un fronte compatto;
c)il nemico è invisibile, silenzioso e impassibile;
d)gli Stati Uniti non scenderanno mai dal loro trono di padroni del mondo.
Siamo nella merda.










esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 15:51 | commenti


mercoledì, marzo 10, 2004
 
Madrid, Barcellona e Pamplona stamane si sono risvegliate sotto una nuova luce: quella dei miei occhi, che scrutano i cittadini esortandoli a votare per Irene García Ramirez. La nuova me stessa.
A Madrid, Barcellona e Pamplona i miei manifesti elettorali hanno portato una sferzata di novità in una caampagna politica quasi eclusivamente bipartitica. A Madrid, Barcellona e Pamplona sì. A Siviglia no. I funghi non ci hanno certo aiutato a ponderare le nostre scelte sui luoghi nei quali appendere i cartelloni. Quindi stamattina sono stati prontamente tolti.
Ieri notte infatti, Juan ed io [dopo la cena a base dei soliti funghi acquistati da Pablo, comme d'habitude] siamo stati rapiti dalla bellezza di Siviglia e di alcuni dei suoi monumenti. Ed abbiamo deciso di renderli ancor più belli [con i miei manifesti, naturalmente].
Cosí ne abbiamo posizionato uno sulla Torre dell'Oro, uno sulle mura dell'Alcazar, due ad ambo i lati di Piazza di Spagna. E ancora uno per ogni ponte sul Guadalquivir ed uno sulle mura della Macarena. Uno alla Casa di Pilatos e un altro teso tra le due colonne dell'Alameda de Hercules. Ne avremmo posizionati due o tre anche tra le guglie della Cattedrale, se solo la scorsa settimana io non le avessi appiccato il fuoco...



esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 17:24 | commenti (1)


martedì, marzo 09, 2004
 

Votatemi! Sarò la vostra presidentessa puttana.
Così come dopo un vortice di sesso e droga era nata l'idea del cambio d'identità, dopo un'altra notte pazza tra le lenzuola della camera da letto della clinica privata,
 Juan ed io abbiamo deciso come impegnare i prossimi giorni. E come investire i soldi che lui ha ereditato.
Oggi verrà celebrato il funerale di sua madre. E Juan non ci sarà. Come gesto di disprezzo estremo nei confronti di una persona che lo ha cresciuto e protetto tra sottane di buone maniere e moralismi, il ragazzino ha deciso di non presenziare alla cerimonia funebre. [E non sarò certo io a spingerlo a farlo.] In compenso sua madre gli ha lasciato una cospicua eredità, cosa che mi fa pensare che - siccome era maestra, e gli stipendi da maestra oggigiorno sono da fame - probabilmente arrotondava con qualche altro lavoretto [riguardo al quale non ho voluto indagare; anche se Juan mi ha lasciato intendere che pure lei fosse un po' puttana. Dunque ora non riesco a capire se lui si sia innamorato di me per rifiuto nei confronti della madre e della realtà incartapecorita e falsa a lei legata, o se fosse da sempre stato perversamente innamorato di lei, puttana e maestra (di vita) come me. Mah...]
Stamane mi hanno dimessa dalla clinica. I punti di sutura alla base del collo e dietro le orecchie devono ancora rimarginarsi, ma nel complesso il lavoro dei medici s'è rivelato più che soddisfacente: sono molto più bella di prima! Col mio nuovo nasino alla francese, la bocca alla Penelope Cruz e gli occhi azzurri nessuno potrà resistermi. Neppure la ragazza che ora mi sta facendo soffrire. Ma quello è un problema che risolverò più avanti.
Ora c'è una campagna politica da organizzare in quattro e quattr'otto. È questa infatti l'idea scaturita dalla notte pazza trascorsa tra le lenzuola della camera da letto della clinica privata.
Con i soldi ereditati dalla madre di Juan acquistiamo un appartamento tra il quartiere di Santa Cruz e l'Alfalfa, qui a Siviglia. E imbastiamo la propaganda del nostro partito. Convinti che la propaganda valga molto più di un buon programma elettorale, non ci soffermiamo per niente su quest'ultimo punto. E passiamo subito agli slogan. Dopo un'ora di acceso dibattito, optiamo per cartelloni enormi con cui inondare le principali città spagnole [Madrid, Barcellona e Siviglia; più Pamplona, mia città natale. Non c'è tempo per una campagna elettorale più vasta: le elezioni sono domenica 14 marzo! Speriamo perlomeno che i mezzi di comunicazione si accorgano di noi e ci diano lo spazio che meritiamo...]. Sui cartelloni enormi con la mia nuova faccia, slogan del tipo: <<Votatemi! Sarò la vostra presidentessa puttana.>>, o <<Più tette per tutti!>>; o ancora <<Per una Spagna migliore: fate l'amore!>>. Io non sono molto convinta, però Juan dice che in qualche paese europeo [non ricorda bene quale] gli elettori hanno abboccato a promesse come queste. Mi propone inoltre di inviare un libro con la mia storia a casa di tutti gli spagnoli (meno dei comunisti), però gli faccio notare che il tempo stringe e che il libro devo ancora scriverlo. Optiamo dunque per un euroconvertitore, da inviare assieme ad un calendario porno a tutto il popolo spagnolo. Tanto per accontentere uomini e massaie.
Decisa la campagna, ci mettiamo a discutere sul nome da dare al partito. Io propenderei per "Il Partito dell'Amore", ma Juan mi fa giustamente notare che già ce n'è stato uno [o forse più di uno]. Dunque scegliamo la sigla "P.d.P." [tanto nessuno mai si sofferma a chiedersi cosa vogliano dire le sigle e, anche se lo fa, spesso il significato non corrisponde alla realtà. Perciò "P.d.P." può voler dire mille cose: "Partito del Popolo", ad esempio; o "Partito del Panislamismo". O
 "dei Pellegrini". Oppure Ponte di Piave. In realtà "P.d.P." sta per "Partito della Puttana". Ma - come detto - nessuno lo sa].
Terminato la diatriba riguardo al nome del partito, telefono ai miei contatti a Madrid, Barcelona e Pamplona. Che si mettono subito all'opera. Domani le tre città si risveglieranno con una nuova faccia ad osservarli: la mia! Della zona Siviglia ce ne occuperemo Juan ed io stanotte [magari dopo una cena a base di funghi], andando personalmente ad appendere i cartelloni che la tipografia stasera terminerà di stampare.
Sembra impossibile, ma siamo riusciti ad imbastire una campagna elettorale in mezza giornata e senza lo straccio di un programma politico. Coi soldi si può fare veramente ciò che si vuole. E di soldi ora noi ne abbiamo ancora tanti, visto che (oltre a quelli della madre) Juan ha ereditato anche l'indennizzo e la pensione del padre, morto in un incidente sul lavoro quando lui aveva tre anni.
Con degli slogan così convincenti, poi, abbiamo la vittoria in pugno.










esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 18:08 | commenti


lunedì, marzo 08, 2004
 
Un, due tre: ¡puta!
[This place is a prison, / these people are your friends...]
Ed ora sono qui, nella camera da letto di una clinica privata, tra lenzuola candide e infermiere carine e accondiscendenti. Trattata come una regina [vorrei ben vedere, mi sono mangiata tutti i risparmi (più l'anticipo di Costanzo per la diretta da Siviglia e per i servizietti a lui e a qualche suo protetto di cui non voglio fare il nome) in questa operazione], attendo impaziente il ritorno di Juan dalla sua missione.
Ancora un po' frastornata per l'anestesia, il viso fasciato, penso agli ultimi giorni trasorsi da fuggitiva: sono ricercata per incendio con connessa devastazione del patrimonio pubblico, tentata strage e omicidio colposo. E, come se non bastasse, è stato rinvenuto il cadavere di Maria de Filippi [eppure a me pareva di averlo nascosto bene, tra le sottane di Platinette]. E sospettano di me.
Sto pensando a tutto ciò da dietro le bende che avvolgono il mio viso, quando una delle infermiere [tra l'altro una delle più carine e accondiscendenti: ieri ha accettato di fare un po' di petting con me per la misera somma di duecentocinquanta euro, un prelievo del bancomat...] entra nella mia stanza e mi comunica che un ragazzino in camicia bianca, cravatta nera e scarpe da festa ha chiesto di entrare a farmi visita: <<lo faccia pure passare>>, è la mia risposta. Juan entra con un sorriso di compiacimento: è fatta! Mi mostra la mia nuova documentazione: carta d'identità spagnola, passaporto, patente e codice fiscale nuovi di zecca. E perfettamente simili a un originale. Mi chiamo Irene Ramirez Garcia, ho trentadue anni e sono nata a Pamplona [che tra l'altro non so neanche bene dove sia] il 15 aprile.
Cambiare identità non è difficile, in questo mondo di maschere. Ora potrei persino fare la maestra. Ma il mio ruolo da puttana non l'ho ancora portato a termine...
Negli ultimi giorni da fuggitiva, ho trascinato Juan in un vortice di sesso e di droga al culmine del quale entrambi abbiamo preso decisioni avventate: io, quella dell'operazione; lui,  quella di seguirmi in capo al mondo. Mi ama, Juan. In trentadue anni è forse la prima persona che mi ama di un amore incondizionato. Ho ucciso sua madre, unico suo legame col passato. Un passato di insicurezza e sfottò da parte dei compagni di scuola carogne. Un passato che lo teneva ancorato a una realtà incartapecorita e falsa, dalla quale Juan non vedeva l'ora di scappare.
La notte della fuga l'ho trascinato tra le quattro mura del peggior ostello di Siviglia, senza dire una parola. Senza dire una parola, l'ho spogliato e l'ho scopato tra i fumi dell'incenso all'oppio che avevo trafugato dalla cattedrale. Era vergine, Juan. E questo mi ha eccitato. Tra le lacrime [non so se dovute al fumo, alla morte della madre o forse al fatto che gli stavo facendo male, o magari a tutte e tre le cose...] ha detto di amarmi. Ed io l'ho ricambiato con quella che per molto tempo resterà la più bella scopata della sua vita.
Dopo aver consumato, mi sono fatta una doccia ed ho chiamato Pablo, il mio pusher di fiducia qui a Siviglia: funghi allucinogeni a cena per me e Juan. E poi fuori, a passeggiare sulle mura della Macarena...
Tre giorni dopo, nella camera da letto di questa clinica privata [in cui le infermiere mi coccolano e mi leccano e si fanno mettere le mani ovunque a pagamento], tra lenzuola candide che non hanno mai conosciuto l'odore sgradevole e stantio degli ospedali pubblici, Juan ed io ci abbracciamo.
La ragazza che mi sta facendo soffrire continuerà per sempre a far soffrire l'altra me che ora appartiene al passato. Ora potrò presentarmi a lei completamente rinnovata: <<Piacere, Irene>>, le dirò. E vedremo se stavolta deciderà ancora di andare a Madrid a trovare il suo ragazzo...










esternazioni sfuggevoli di gioviruz | 18:06 | commenti